Quanto è la pensione minima in Italia e quanto è diffusa la povertà tra gli anziani? Nel 2026 la pensione minima sale a 611,85 euro al mese, una cifra che per molti non basta a coprire le spese essenziali. La povertà nella terza età resta così un problema concreto per milioni di persone.
In sintesi
In Italia la pensione minima nel 2026 sale a 611,85 euro al mese (7.954,05 euro l'anno), dopo i 603,40 euro del 2025. L'assegno sociale 2025 è di 538,69 euro al mese. Sono cifre che per molti non bastano a coprire le spese essenziali, e la povertà nella terza età resta un problema concreto per milioni di persone, soprattutto donne.
Questa pagina raccoglie le statistiche principali sulla povertà degli anziani in Italia: a quanto ammonta la pensione minima, quanti anziani vivono con assegni bassi, quante persone sono a rischio povertà, chi è più colpito (soprattutto le donne) e come sta evolvendo la situazione. Ogni dato è collegato a una fonte che trovi in fondo alla pagina.
Quanto è la pensione minima in Italia
Chi cerca quanto vale oggi la pensione minima trova una cifra precisa, fissata ogni anno dall'INPS. È il punto di partenza per capire perché molti anziani vivono con redditi molto contenuti.
1. Pensione minima 2025: 603,40 euro al mese
Nel 2025 il trattamento minimo delle pensioni fissato dall'INPS è di 603,40 euro al mese per tredici mensilità, pari a 7.844,20 euro l'anno. È l'importo sotto il quale scatta l'integrazione al minimo per chi ne ha diritto.1
2. Pensione minima 2026: sale a 611,85 euro al mese
Per il 2026 l'INPS ha fissato il trattamento minimo a 611,85 euro al mese, con un importo annuo di 7.954,05 euro. L'aumento rispetto al 2025 riflette la rivalutazione automatica delle pensioni al costo della vita.2
3. Assegno sociale 2025: 538,69 euro al mese
Chi non ha contributi sufficienti per una pensione può ricevere l'assegno sociale, che nel 2025 ammonta a 538,69 euro al mese, pari a 7.002,97 euro l'anno. È la rete di protezione minima per gli anziani senza pensione contributiva.3
4. Assegno sociale 2026: 546,24 euro al mese
Nel 2026 l'assegno sociale sale a 546,24 euro al mese, per un importo annuo di 7.101,12 euro. Resta comunque ben al di sotto della soglia di povertà calcolata da ISTAT per una persona sola.4
Quanti anziani vivono con pensioni basse
La pensione minima non è un caso isolato: una larga fetta delle pensioni italiane resta sotto la soglia dei mille euro al mese. I dati dell'Osservatorio INPS mostrano l'ampiezza del fenomeno.
5. Il 53,9% delle pensioni è sotto i 1.000 euro al mese
Secondo l'Osservatorio INPS, il 53,9% delle pensioni erogate ha un importo mensile inferiore a 1.000 euro. Considerando però chi cumula più prestazioni, la quota di pensionati realmente sotto questa soglia scende al 28,1%, circa 4,6 milioni di persone.5
6. 16,3 milioni di pensionati in Italia
Al 31 dicembre 2024 in Italia si contano circa 16,3 milioni di pensionati, di cui 7,9 milioni uomini e 8,4 milioni donne. La spesa pensionistica complessiva supera i 364 miliardi di euro l'anno.6
7. Pensione media ben sopra il minimo, ma con forti divari
Nel 2024 l'importo medio mensile lordo percepito da un pensionato uomo è di 2.142,60 euro, contro i 1.594,82 euro di una pensionata. La media nasconde quindi una quota molto ampia di assegni vicini o pari al trattamento minimo.7
La povertà tra gli anziani
La povertà assoluta tra gli over 65 è più bassa rispetto ad altre fasce d'età, ma riguarda comunque quasi un milione di persone. ISTAT misura sia la povertà assoluta sia quella relativa.
8. Oltre 918mila over 65 in povertà assoluta
Nel 2024 l'incidenza della povertà assoluta tra gli over 65 si conferma al 6,4%, coinvolgendo oltre 918mila persone. È il valore più contenuto tra le fasce d'età, ma resta stabile rispetto all'anno precedente.8
9. 5,7 milioni di persone in povertà assoluta in Italia
Nel 2024 risultano in povertà assoluta oltre 5,7 milioni di individui, il 9,8% dei residenti, e poco più di 2,2 milioni di famiglie, pari all'8,4% del totale. Sono valori in linea con quelli del 2023.9
10. Povertà relativa: 14,9% degli individui
Nel 2024 l'incidenza di povertà relativa tra gli individui sale al 14,9%, dal 14,5% del 2023, mentre tra le famiglie è pari al 10,9%, coinvolgendo oltre 2,8 milioni di nuclei. La povertà relativa misura chi ha consumi nettamente inferiori alla media nazionale.10
11. Soglia di rischio di povertà: 12.363 euro l'anno
Nel 2024 è considerato a rischio di povertà chi vive in famiglie con un reddito netto equivalente inferiore a 12.363 euro l'anno. A questo livello si trova il 18,9% delle persone residenti in Italia, lo stesso valore del 2023.11
Chi è più colpito
La povertà tra gli anziani non è distribuita in modo uniforme. Donne, anziani soli e residenti del Mezzogiorno sono i gruppi più esposti.
12. Anziani soli: rischio di povertà o esclusione al 29,5%
Nel 2024 il rischio di povertà o esclusione sociale per gli anziani di 65 anni e più che vivono da soli sale al 29,5%, dal 27,2% del 2023. È uno dei gruppi più vulnerabili dell'intera popolazione.12
13. Metà degli anziani soli sotto 1.473 euro al mese
Gli anziani che vivono soli nel 50% dei casi non superano un reddito di 17.681 euro l'anno, pari a circa 1.473 euro al mese. È un reddito mediano sensibilmente più basso rispetto ad altre tipologie familiari.13
14. Divario di genere nelle pensioni: 34%
Nel 2024 l'importo medio delle pensioni percepite dagli uomini supera del 34% quello delle donne. Le donne, pur essendo il 51% dei pensionati, incassano solo il 44% del totale dei redditi pensionistici, circa 161 miliardi contro i 204 miliardi degli uomini.14
15. Mezzogiorno: più pensioni basse che al Nord
Nel Mezzogiorno il 35,9% dei pensionati riceve meno di 1.000 euro al mese, contro il 20,9% del Nord. Anche tra le famiglie la povertà assoluta è più alta al Sud e nelle Isole, con un'incidenza del 10,5%.15
16. Povertà assoluta delle famiglie: 10,5% nel Mezzogiorno
Nel 2024 l'incidenza di povertà assoluta tra le famiglie è più alta nel Mezzogiorno (10,5%, oltre 886mila famiglie), seguita dal Nord-ovest (8,1%) e dal Nord-est (7,6%). Il divario territoriale resta una costante del fenomeno.16
Le cause
Le pensioni basse derivano in larga parte da carriere lavorative discontinue, salari modesti e dal peso delle prestazioni assistenziali. I dati INPS aiutano a leggere le cause strutturali.
17. Vecchiaia: divario di genere fino al 44,1%
Nel lavoro dipendente privato la pensione di vecchiaia delle donne è inferiore del 44,1% rispetto a quella degli uomini, mentre per le pensioni anticipate il divario è del 25,5%. Il dato riflette carriere più brevi e salari più bassi delle donne.17
18. Povertà assoluta più alta con bassa istruzione
L'incidenza di povertà assoluta diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento. Tra le famiglie con persona di riferimento ritirata dal lavoro l'incidenza si conferma al 5,8%, segno del peso delle pensioni contenute sulla condizione economica degli anziani.18
19. Aumento minimo del potere d'acquisto delle pensioni minime
Il trattamento minimo passa da 603,40 euro nel 2025 a 611,85 euro nel 2026, un incremento legato alla sola rivalutazione al costo della vita. Adeguamenti così contenuti faticano a tenere il passo con l'inflazione cumulata degli ultimi anni.19
Tendenza e prospettive
L'Italia invecchia rapidamente e gli over 65 sono una quota crescente della popolazione. L'allungamento della vita rende il tema delle pensioni basse sempre più rilevante.
20. Gli over 65 sono il 24,7% della popolazione
All'inizio del 2025 la popolazione di 65 anni e più è pari a 14 milioni 573mila persone, il 24,7% del totale, in aumento rispetto all'anno precedente. Quasi un residente su quattro è anziano.20
21. Oltre 2,4 milioni di ultra 85enni
I cosiddetti grandi anziani, gli ultra 85enni, raggiungono i 2 milioni 422mila individui, il 4,1% della popolazione totale, di cui il 65% donne. Gli ultracentenari superano le 23.500 unità, con una netta prevalenza femminile (83%).21
22. Speranza di vita alla nascita di 83,4 anni
Nel 2024 la speranza di vita alla nascita sale a 83,4 anni per il complesso della popolazione, quasi 5 mesi in più rispetto al 2023, con 81,4 anni per gli uomini e 85,5 per le donne. Più anni di vita significano anche più anni da finanziare con la pensione.22
23. Anziani soli sempre più a rischio
Il rischio di povertà o esclusione sociale per gli anziani che vivono soli è passato dal 27,2% del 2023 al 29,5% del 2024. La tendenza all'aumento riguarda un gruppo destinato a crescere con l'invecchiamento e la riduzione delle reti familiari.23
Cosa dicono le fonti indipendenti
Oltre ai dati di ISTAT e INPS, altre fonti istituzionali e indipendenti aiutano a inquadrare la povertà degli anziani e il peso delle pensioni basse in Italia.
24. La spesa per pensioni in Italia vale il 15,5% del PIL
Secondo Eurostat, nel 2023 la spesa pensionistica in Italia è pari al 15,5% del PIL, contro una media dell'Unione europea del 12,3%. Le pensioni di vecchiaia rappresentano la quota più ampia di questa spesa, con l'80,3% dei beneficiari di prestazioni pensionistiche nei paesi UE titolari di una pensione di vecchiaia.24
25. Rischio di povertà degli over 65 al 17,6% secondo Eurostat
Riportando i dati Eurostat, Il Sole 24 Ore segnala che nel 2024 il tasso di rischio di povertà per gli over 65 in Italia sale al 17,6%, dal 16,9% del 2023. Nello stesso anno circa 5 milioni di persone in Italia non riescono a sostenere almeno cinque delle tredici spese considerate essenziali per una qualità di vita adeguata.25
26. Il divario di genere nelle pensioni resta al 29% nel 2024
Secondo l'OCSE (Pensions at a Glance 2025), il divario di genere nelle pensioni in Italia è sceso dal 34% del 2007 al 29% del 2024, ma resta sensibilmente più ampio della media OCSE del 23%. Il divario riflette soprattutto il forte gap di genere nei redditi attesi nell'arco della vita, che in Italia supera il 40%.26
27. Gli over 65 raddoppiati tra le persone che chiedono aiuto
Secondo il Report statistico di Caritas Italiana, nel 2023 le Caritas diocesane e parrocchiali hanno incontrato 35.875 anziani, pari al 13,4% delle persone assistite, una quota raddoppiata rispetto al 7,7% del 2015. Tra gli anziani che chiedono aiuto, uno su cinque (il 20,5%) manifesta anche vulnerabilità sanitarie.27
28. Oltre 2,1 milioni di pensioni integrate al minimo
Secondo il rapporto di Itinerari Previdenziali, nel 2024 si contano 2.152.433 integrazioni al minimo e 3.993.738 trattamenti interamente assistenziali (per un costo di 25,404 miliardi di euro). Nel complesso i pensionati totalmente o parzialmente assistiti sono il 43,99% del totale.28
29. In Italia 1,1 pensioni per ogni anziano, sotto la media UE
Secondo l'analisi di Pagella Politica sui dati Eurostat e ISTAT, in Italia si contano 1,1 persone che ricevono una pensione per ogni residente over 65, contro una media europea di 1,3, tra i valori più bassi dell'Unione. L'importo medio della pensione italiana è di 18.400 standard di potere d'acquisto, circa il 21% sopra la media UE.29
30. Gli over 65 sono oggi la fascia con meno povertà assoluta
Secondo l'analisi di Openpolis sui dati ISTAT, nel 2023 la povertà assoluta tra gli over 65 si ferma al 6,2%, contro il 9,5% tra i 35 e i 64 anni e circa il 14% tra i minori. La povertà degli anziani è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi due decenni, mentre quella dei bambini è più che triplicata dopo la crisi del 2008.30
La povertà nella terza età mostra quanto in fretta gli spazi finanziari si riducano con l'età. Chi stabilisce per tempo chi dovrà ricevere cosa fa in modo che i risparmi arrivino dove desidera, invece di lasciare tutto alla sola successione legittima. Per metterlo nero su bianco puoi usare il nostro generatore di testamento oppure leggere gli approfondimenti Quanto si eredita in media in Italia? e Quante persone hanno un testamento?.
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Domande frequenti
Quanto è la pensione minima in Italia nel 2026?
Per il 2026 l'INPS ha fissato il trattamento minimo a 611,85 euro al mese per tredici mensilità, pari a 7.954,05 euro l'anno. Nel 2025 era di 603,40 euro al mese. L'aumento riflette la rivalutazione automatica al costo della vita.
Che differenza c'è tra pensione minima e assegno sociale?
La pensione minima è l'integrazione al trattamento minimo per chi ha versato contributi ma percepisce un assegno basso (611,85 euro al mese nel 2026). L'assegno sociale spetta invece a chi ha redditi insufficienti a prescindere dai contributi ed è di 538,69 euro al mese nel 2025.
Fonti
- 1INPS (inps.it)
- 2INPS (inps.it)
- 3INPS (inps.it)
- 4INPS (inps.it)
- 5Lavorosì (lavorosi.it)
- 6QuiFinanza (quifinanza.it)
- 7Lavorosì (lavorosi.it)
- 8ISTAT (istat.it)
- 9ISTAT (istat.it)
- 10ISTAT (istat.it)
- 11ISTAT (istat.it)
- 12ISTAT (istat.it)
- 13ISTAT (istat.it)
- 14Lavorosì (lavorosi.it)
- 15Lavorosì (lavorosi.it)
- 16ISTAT (istat.it)
- 17Alanews (alanews.it)
- 18ISTAT (istat.it)
- 19INPS (inps.it)
- 20ISTAT (istat.it)
- 21ISTAT (istat.it)
- 22ISTAT (istat.it)
- 23ISTAT (istat.it)
- 24Eurostat (ec.europa.eu)
- 25Il Sole 24 Ore (ilsole24ore.com)
- 26OCSE (oecd.org)
- 27Caritas Italiana (caritas.it)
- 28Itinerari Previdenziali (itinerariprevidenziali.it)
- 29Pagella Politica (pagellapolitica.it)
- 30Openpolis (openpolis.it)
Sull'autore
Max Kuch
Max Kuch si occupa da anni di diritto successorio, pianificazione patrimoniale e temi di tutela dei consumatori legati a eredità e successione. Per Il Testamento raccoglie e verifica dati ufficiali e studi rappresentativi, qui in particolare di ISTAT e INPS, e li presenta in modo chiaro.