Quante persone in Italia fanno davvero testamento? I dati del Ministero della Giustizia parlano di circa il 12 per cento, mentre quasi nove successioni su dieci si aprono senza alcuna volontà scritta. Per tutti gli altri decide la successione legittima, con quote rigide fissate dal codice civile.
In sintesi
In Italia solo circa il 12% delle persone fa testamento, secondo i dati richiamati dal Ministero della Giustizia: quasi nove successioni su dieci si aprono senza alcuna volontà scritta. Per tutti gli altri decide la successione legittima, con quote rigide fissate dal Codice Civile. La percentuale sale con l'età e con la consistenza del patrimonio, ma resta molto più bassa che negli altri grandi Paesi europei.
Questa pagina raccoglie le statistiche più importanti su quanti italiani fanno testamento: per età, sul Registro Generale dei Testamenti, sulle forme testamentarie e sui rischi di morire senza testamento. Ogni cifra è collegata a una fonte che trovi in fondo alla pagina. Aggiornato a maggio 2026.
- Quanti italiani hanno davvero un testamento
- Il Registro Generale dei Testamenti
- Olografo, pubblico o segreto: che forma scelgono gli italiani
- Perché così pochi italiani fanno testamento
- Testamento per età e situazione familiare
- Cosa succede senza testamento: la successione legittima
- La legittima: limiti rigidi anche con un testamento
- I rischi di morire senza testamento: liti e comunione ereditaria
- Tendenze: invecchiamento e grande trasferimento di ricchezza
- Fonti
Quanti italiani hanno davvero un testamento
I dati ufficiali e le indagini più recenti raccontano un Paese in cui fare testamento resta l'eccezione, non la regola. La grande maggioranza degli italiani lascia che sia la legge a decidere.
1. Solo il 12 per cento degli italiani fa testamento
Secondo i dati richiamati dal Ministero della Giustizia, soltanto circa il 12 per cento delle persone opta per la successione testamentaria, mentre l'88 per cento si affida interamente a quanto previsto dall'ordinamento. Significa che quasi nove successioni su dieci si aprono senza alcuna volontà scritta.1
2. Appena il 7 per cento ha già fatto testamento
In un'indagine Moneyfarm su un campione nazionale tra i 25 e i 65 anni, solo il 7 per cento degli intervistati dichiara di aver già provveduto a fare testamento. La quota sale al 9 per cento tra gli over 55 e al 13 per cento tra chi ha un patrimonio investito superiore ai 50.000 euro.2
3. In media un italiano su sette lascia disposizioni
Confrontando i testamenti pubblicati registrati con i decessi rilevati dall'ISTAT, il Ministero della Giustizia ha calcolato che in media solo un italiano su sette provvede a lasciare le proprie disposizioni testamentarie. Per il resto della popolazione interviene la successione legittima.3
4. Oltre il 13 per cento dei defunti aveva lasciato volontà
Sempre dal raffronto tra Registro Generale dei Testamenti e dati ISTAT sui decessi, è emerso che oltre il 13 per cento delle persone decedute nel 2017 su tutto il territorio nazionale aveva formalizzato le proprie ultime volontà. Poco più di una successione su sette risulta quindi regolata da un testamento.4
Il Registro Generale dei Testamenti
Il Registro Generale dei Testamenti, tenuto presso l'Ufficio centrale del Ministero della Giustizia e collegato al Notariato, è l'unica fonte statisticamente attendibile a livello nazionale su tutti i testamenti pubblicati.
5. Il Registro consente di sapere se esiste un testamento
Tramite il Registro Generale dei Testamenti è possibile conoscere se una persona deceduta abbia fatto testamento, in Italia o all'estero. Vi confluiscono tutte le forme di testamento una volta pubblicate, il che lo rende la base dati di riferimento per le statistiche nazionali.5
6. Oltre 830.000 iscrizioni in quasi trent'anni
Tra il 1989 e il 2017 il Registro ha raccolto 832.341 iscrizioni complessive di testamenti pubblicati. È il dato che ha permesso di ricostruire le percentuali tra le diverse forme testamentarie e la propensione degli italiani a fare testamento.6
7. Le donne fanno testamento più degli uomini
Tra le iscrizioni registrate nel periodo 1989-2017, le donne rappresentano il 55,39 per cento del totale, a fronte del 44,61 per cento del genere maschile. Le donne mostrano quindi una propensione a disporre per testamento sensibilmente più alta degli uomini.7
Olografo, pubblico o segreto: che forma scelgono gli italiani
La legge italiana prevede tre forme ordinarie di testamento, ma quando gli italiani decidono di scriverlo la scelta è quasi sempre la stessa.
8. Il testamento olografo domina con il 77,72 per cento
Sul totale dei testamenti pubblicati nel 2017, il testamento olografo, scritto a mano dal testatore, rappresentava il 77,72 per cento. È di gran lunga la forma più diffusa: più di tre testamenti su quattro sono olografi.8
9. Il testamento pubblico si ferma al 22,18 per cento
Il testamento pubblico, ricevuto dal notaio alla presenza di testimoni, copriva nel 2017 il 22,18 per cento dei testamenti pubblicati. Resta quindi una minoranza rispetto all'olografo, pur garantendo maggiore certezza formale.9
10. Il testamento segreto è praticamente scomparso
La forma del testamento segreto è ormai residuale: nel 2017 rappresentava appena lo 0,09 per cento dei testamenti pubblicati. In pratica meno di un testamento ogni mille viene redatto in forma segreta.10
11. L'olografo è la forma che genera più contenzioso
Proprio perché viene redatto senza il controllo preventivo del notaio e spesso emerge solo dopo la morte, il testamento olografo è la forma che produce il maggior numero di contestazioni. È inoltre nullo, ai sensi dell'articolo 606 del codice civile, quando manca l'autografia o la sottoscrizione.11
Perché così pochi italiani fanno testamento
Le ragioni della scarsa diffusione del testamento sono in parte culturali e in parte legate alla convinzione che la legge basti già da sola.
12. "Tanto tutto andrà ai miei figli"
Tra le ragioni principali per cui pochi italiani fanno testamento c'è la convinzione che l'eredità andrà comunque automaticamente ai figli e che la legge tuteli già i familiari. A questa si aggiunge il tabù culturale che lega il testamento all'idea della morte e alla sfortuna.12
13. Il 16 per cento lo considera un atto troppo complesso
Secondo il report Moneyfarm, tra chi non ha ancora fatto testamento il 16 per cento lo percepisce come un atto complesso, mentre il 7 per cento teme soprattutto i costi. La percezione di difficoltà pesa quindi più del timore della spesa.13
14. Il 48 per cento non sa quanto costi una successione
Quasi la metà degli intervistati, il 48 per cento, non ha idea di quanto si debba pagare per entrare in possesso di un'eredità. La quota di chi ignora i costi sale al 60 per cento tra gli under 35.14
15. Il 44 per cento intende farlo, ma rimanda
Nonostante i numeri attuali siano bassi, il 44 per cento degli intervistati dichiara l'intenzione di fare prima o poi testamento, con un picco del 49 per cento tra le donne. Il divario tra intenzioni e atti effettivi mostra quanto la procrastinazione pesi su questa decisione.15
Testamento per età e situazione familiare
La propensione a fare testamento cresce con l'età e con la consistenza del patrimonio, mentre i più giovani restano quasi del tutto estranei al tema.
16. Solo il 9 per cento degli over 55 ha già fatto testamento
Anche nella fascia più matura, gli over 55, la quota di chi ha già fatto testamento si ferma al 9 per cento secondo l'indagine Moneyfarm. La propensione aumenta con l'età ma resta comunque su livelli contenuti.16
17. Chi ha un patrimonio rilevante fa più spesso testamento
Tra chi ha un patrimonio investito superiore ai 50.000 euro la quota di chi ha già fatto testamento sale al 13 per cento, contro il 7 per cento della media. La consistenza del patrimonio è quindi una delle leve principali della decisione.17
18. Il 73 per cento vuole più libertà di scelta
Oltre 7 italiani su 10, il 73 per cento, vorrebbero maggiore flessibilità nel dividere la propria eredità, con un picco dell'80 per cento tra gli over 55. È il segno di una distanza crescente tra le quote rigide di legge e i desideri reali delle famiglie.18
19. Convivente e partner tra i destinatari più desiderati
Oltre agli eredi legittimari, il 19 per cento degli intervistati penserebbe al convivente e il 16 per cento al partner con un legame affettivo stabile ma senza convivenza. Un altro 15 per cento destinerebbe parte del patrimonio al no profit e l'11 per cento vorrebbe modificare le quote tra i legittimari.19
Cosa succede senza testamento: la successione legittima
Quando manca il testamento si apre la successione legittima e a decidere chi eredita e in quale misura è esclusivamente il codice civile. Le quote sono fisse e non tengono conto delle volontà personali.
20. Senza figli, al coniuge va tutta l'eredità
Se chi muore lascia solo il coniuge, in assenza di figli, ascendenti, fratelli e sorelle, l'intero patrimonio spetta al coniuge. È la regola della tabella ufficiale del Notariato sulla successione legittima ai sensi degli articoli 565 e seguenti del codice civile.20
21. Coniuge e un figlio: metà ciascuno
Nella successione legittima, se restano il coniuge e un solo figlio, l'eredità si divide a metà tra i due. Con due o più figli la quota del coniuge scende a un terzo e ai figli spettano i due terzi in parti uguali.21
22. Il convivente non eredita nulla per legge
La successione legittima riconosce coniuge, figli, ascendenti e collaterali, ma non il semplice convivente di fatto. Chi muore senza testamento lascia quindi automaticamente fuori il partner non sposato, un esito che molti ignorano.22
La legittima: limiti rigidi anche con un testamento
Anche chi fa testamento non è del tutto libero: la legge riserva ad alcuni eredi, i legittimari, una quota intangibile del patrimonio. Si può disporre liberamente solo della cosiddetta quota disponibile.
23. Con coniuge e un figlio si dispone solo di un terzo
Quando restano il coniuge e un figlio, la legge riserva un terzo al coniuge e un terzo al figlio come quota di legittima, lasciando al testatore appena un terzo come quota disponibile. La libertà testamentaria è quindi limitata anche quando il testamento esiste.23
24. Con due o più figli la disponibile scende a un quarto
Se chi muore lascia il coniuge e due o più figli, alla legittima vanno un quarto al coniuge e due quarti ai figli, mentre resta disponibile solo un quarto del patrimonio. Più numerosa è la famiglia, più si restringe lo spazio per le volontà personali.24
25. I legittimari non si possono escludere
Coniuge, figli e, in loro assenza, gli ascendenti sono legittimari: la legge garantisce loro una quota riservata che non può essere violata neppure con il testamento. Una disposizione che leda la legittima può essere impugnata con l'azione di riduzione.25
I rischi di morire senza testamento: liti e comunione ereditaria
In assenza di testamento gli eredi si ritrovano spesso comproprietari degli stessi beni, una condizione che alimenta blocchi e conflitti. Le liti ereditarie finiscono frequentemente davanti al giudice.
26. Senza testamento gli eredi cadono in comunione
Quando ci sono più eredi e manca una chiara ripartizione dei beni, l'eredità ricade in comunione ereditaria: tutti diventano comproprietari indivisi, in particolare degli immobili. Per uscirne serve l'accordo di tutti oppure una causa di divisione.26
27. Prima della causa è obbligatoria la mediazione
Dal 20 settembre 2013, prima di avviare una causa di divisione ereditaria è obbligatorio promuovere un procedimento di mediazione, con l'assistenza di un avvocato, presso un organismo riconosciuto dal Ministero della Giustizia. Senza questo passaggio la domanda giudiziale è improcedibile.27
28. La divisione giudiziale può durare anni
Quando i coeredi non trovano un accordo, la divisione diventa una causa civile ordinaria la cui durata dipende dalla complessità e dal numero delle parti: in alcuni casi si chiude in pochi mesi, in altri si trascina per diversi anni. È uno dei principali costi nascosti dell'assenza di testamento.28
Tendenze: invecchiamento e grande trasferimento di ricchezza
L'Italia invecchia e nei prossimi decenni un volume enorme di patrimoni passerà di mano. Senza pianificazione, gran parte di questo passaggio avverrà ancora secondo le quote rigide di legge.
29. Nel 2023 in Italia 666.131 decessi
Secondo l'ISTAT, nel 2023 i decessi in Italia sono stati 666.131, quasi 56.000 in meno rispetto al 2022 (circa l'8 per cento in meno). Ogni decesso apre una successione, e nella grande maggioranza dei casi senza alcun testamento.29
30. Entro il 2045 in eredità 1.176 miliardi di euro
Lo studio Moneyfarm stima che entro il 2045 saranno trasferiti tramite eredità ben 1.176 miliardi di euro, complice l'invecchiamento della popolazione. I Millennial diventeranno la generazione più ricca della storia, pur spesso impreparata a gestire questo passaggio.30
31. Il 60 per cento ignora gli strumenti per ridurre le imposte
Sempre dallo studio Moneyfarm emerge che il 60 per cento degli intervistati non conosce gli strumenti finanziari che permettono di ridurre le imposte di successione, percentuale che sale al 66 per cento tra le donne. La scarsa pianificazione si somma così alla scarsa diffusione del testamento.31
Chi non fa testamento lascia decidere la legge, e questo porta spesso a comunioni ereditarie e liti tra parenti. Un testamento stabilisce chi eredita e come ripartire i beni. Per iniziare in modo guidato puoi usare il nostro generatore di testamento oppure leggere i nostri articoli La successione legittima, Come scrivere un testamento e Quanto si eredita in media.
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Domande frequenti
Quanti italiani fanno testamento?
Secondo i dati del Ministero della Giustizia solo circa il 12% delle persone opta per la successione testamentaria, mentre l'88% si affida interamente alla legge. Alcune indagini campionarie rilevano quote anche più basse, intorno al 7%, che salgono con l'età e con il patrimonio.
Cosa succede se si muore senza testamento?
Si applica la successione legittima (artt. 565-586 c.c.): il patrimonio va ai parenti nell'ordine fissato dalla legge, cioè coniuge, discendenti, ascendenti e collaterali fino al sesto grado. Le quote sono rigide e non tengono conto delle volontà personali; in mancanza di parenti entro il sesto grado eredita lo Stato.
Fonti
- 1Davide Cristoferi (dati Ministero della Giustizia) (davidecristoferi.it)
- 2Startmag (Report Moneyfarm 2024) (startmag.it)
- 3Grafologia Magazine (dati Registro Generale dei Testamenti) (grafologiamagazine.it)
- 4Grafologia Magazine (dati Registro Generale dei Testamenti) (grafologiamagazine.it)
- 5Nuove Frontiere del Diritto (nuovefrontierediritto.it)
- 6Grafologia Magazine (dati Registro Generale dei Testamenti 1989-2017) (grafologiamagazine.it)
- 7Grafologia Magazine (dati Registro Generale dei Testamenti) (grafologiamagazine.it)
- 8Grafologia Magazine (dati Registro Generale dei Testamenti 2017) (grafologiamagazine.it)
- 9Grafologia Magazine (dati Registro Generale dei Testamenti 2017) (grafologiamagazine.it)
- 10Grafologia Magazine (dati Registro Generale dei Testamenti 2017) (grafologiamagazine.it)
- 11Mallozzi Fiaschi Avvocati (mallozzifiaschiavvocati.it)
- 12Davide Cristoferi (davidecristoferi.it)
- 13Startmag (Report Moneyfarm 2024) (startmag.it)
- 14Startmag (Report Moneyfarm 2024) (startmag.it)
- 15Riparte l'Italia (Studio Moneyfarm) (ripartelitalia.it)
- 16Startmag (Report Moneyfarm 2024) (startmag.it)
- 17Startmag (Report Moneyfarm 2024) (startmag.it)
- 18Riparte l'Italia (Studio Moneyfarm) (ripartelitalia.it)
- 19Riparte l'Italia (Studio Moneyfarm) (ripartelitalia.it)
- 20Consiglio Nazionale del Notariato (notariato.it)
- 21Consiglio Nazionale del Notariato (notariato.it)
- 22Consiglio Nazionale del Notariato (notariato.it)
- 23Consiglio Nazionale del Notariato (notariato.it)
- 24Consiglio Nazionale del Notariato (notariato.it)
- 25Consulenza Legale Italia (consulenzalegaleitalia.it)
- 26Davide Cristoferi (davidecristoferi.it)
- 27Altalex (altalex.com)
- 28Sposato Law (sposatolaw.it)
- 29ISTAT (istat.it)
- 30Moneyfarm (blog.moneyfarm.com)
- 31Moneyfarm (blog.moneyfarm.com)
Sull'autore
Max Kuch
Max Kuch si occupa da anni di diritto successorio, pianificazione patrimoniale e temi di tutela dei consumatori legati al passaggio generazionale. Per Il Testamento raccoglie e sintetizza i dati del Ministero della Giustizia, del Consiglio Nazionale del Notariato e dell'ISTAT, presentandoli in modo chiaro e comprensibile.