Cosa succede alle vostre email, foto, profili e account online quando morite? In Italia oltre l'80 per cento delle persone usa internet, ma quasi nessuno lascia istruzioni su cosa fare della propria vita digitale dopo la morte. Entro il 2100 i soli profili Facebook di persone decedute potrebbero essere 1,4 miliardi, e intorno al 2070 i morti potrebbero superare i vivi sulla piattaforma.
In sintesi
In Italia oltre l'81% delle persone usa internet e si contano circa 42,8 milioni di utenti sui social, ma quasi nessuno lascia istruzioni sui propri account per il dopo. Le conseguenze si vedranno a lungo: entro il 2100 i soli profili Facebook di persone decedute potrebbero essere 1,4 miliardi, e intorno al 2070 i defunti potrebbero superare i vivi sulla piattaforma. Organizzare per tempo la propria eredità digitale evita account bloccati e abbonamenti che non si fermano.
Questa pagina raccoglie le statistiche più importanti sull'eredità digitale in Italia: quanto è grande la nostra impronta online, quanti pianificano, cosa rischiano i familiari, cosa dice la legge italiana e come organizzare per tempo i propri account. Ogni dato è collegato alla sua fonte, che trovi in fondo alla pagina.
- La nostra vita è ormai quasi tutta online
- Quando i morti superano i vivi: il caso Facebook
- Pochi italiani pianificano la propria eredità digitale
- Il problema per chi resta: account bloccati e abbonamenti che non si fermano
- Cosa dice la legge italiana sull'eredità digitale
- Cosa offrono le piattaforme: i contatti erede
- Il patrimonio digitale che rischia di sparire: le criptovalute
- Prevenire si può: organizzare oggi la propria eredità digitale
- Fonti
La nostra vita è ormai quasi tutta online
Prima di chiederci cosa succede ai nostri account dopo la morte, conviene capire quanto è grande l'impronta digitale che ogni italiano si lascia alle spalle.
1. Oltre l'80 per cento degli italiani usa internet
Secondo l'ISTAT, nel 2024 l'81,9 per cento della popolazione di sei anni e più ha usato internet nei tre mesi precedenti l'intervista, con un aumento di 2,4 punti rispetto al 2023. Significa che la quasi totalità degli adulti italiani ha oggi una vita digitale fatta di email, foto e profili.1
2. Internet in casa per l'86 per cento delle famiglie
Sempre l'ISTAT rileva che nel 2024 l'86,2 per cento delle famiglie italiane dispone di un accesso a internet da casa, in crescita di 2,5 punti percentuali rispetto all'anno precedente. La connessione è diventata un servizio domestico ordinario quanto la corrente elettrica.2
3. Quasi 43 milioni di italiani sui social
All'inizio del 2024 in Italia si contavano 42,80 milioni di utenti dei social media, pari al 72,8 per cento della popolazione, a fronte di 51,56 milioni di utenti internet complessivi. Dietro ogni profilo ci sono anni di foto, messaggi e relazioni che non spariscono da soli.3
4. Anche gli anziani sono sempre più connessi
L'uso di internet cresce soprattutto tra i più grandi: nel 2024 naviga il 68,1 per cento delle persone tra 65 e 74 anni e il 31,4 per cento di chi ha 75 anni e più, con gli incrementi annui più alti (rispettivamente più 7,6 e più 6,7 punti). La questione dell'eredità digitale riguarda quindi proprio le fasce di età più vicine alla pianificazione successoria.4
Quando i morti superano i vivi: il caso Facebook
Una ricerca dell'Università di Oxford ha trasformato in numeri una verità scomoda: i profili dei defunti non scompaiono, si accumulano.
5. 1,4 miliardi di account Facebook di persone decedute entro il 2100
Uno studio dell'Oxford Internet Institute pubblicato nel 2019 stima che, nello scenario più prudente (nessun nuovo iscritto dopo il 2018), almeno 1,4 miliardi di utenti Facebook moriranno prima del 2100. In questo modello i profili dei morti potrebbero superare quelli dei vivi già intorno al 2070.5
6. Fino a 4,9 miliardi di profili di defunti nello scenario di crescita
Se invece la piattaforma continuasse a crescere ai ritmi recenti, lo stesso studio di Oxford stima che il numero di utenti deceduti potrebbe arrivare fino a 4,9 miliardi entro la fine del secolo. È la prova che la nostra presenza online tende a sopravviverci, salvo che qualcuno intervenga.6
Pochi italiani pianificano la propria eredità digitale
La consapevolezza del problema cresce, ma tra il preoccuparsi e l'organizzarsi davvero c'è ancora un divario enorme.
7. Il 61 per cento si preoccupa dell'eredità online dei defunti
Secondo un'indagine Kaspersky ripresa dalla stampa italiana, il 61 per cento dei consumatori italiani si dice preoccupato per l'eredità online di una persona deceduta. La paura c'è, ma raramente si traduce in istruzioni concrete lasciate per tempo.7
8. Due italiani su tre vorrebbero regolare i propri account nel testamento
La stessa ricerca Kaspersky rileva che il 66 per cento degli italiani concorda sul fatto che chiunque abbia account online dovrebbe specificare nel proprio testamento cosa farne dei propri dati e profili social. Eppure quasi nessuno mette poi nero su bianco queste volontà.8
9. Più di uno su tre a disagio nel lasciare le proprie password
Sempre secondo l'indagine Kaspersky, il 38 per cento degli italiani dichiara che si sentirebbe a disagio a lasciare in eredità i propri dati di accesso agli account online, mentre il 44 per cento vorrebbe poter accedere al profilo social di un genitore defunto se questo avesse lasciato le credenziali. È la fotografia di un tema percepito come delicato e ancora poco organizzato.9
10. Il 72 per cento conserva dati sensibili solo in formato digitale
Un'altra rilevazione Kaspersky del novembre 2025 mostra che il 72 per cento degli italiani archivia i propri dati personali sensibili in formato elettronico, e il 46 per cento li tiene su computer o hard disk esterni. Senza istruzioni, questi archivi rischiano di diventare inaccessibili agli eredi.10
Il problema per chi resta: account bloccati e abbonamenti che non si fermano
Per i familiari, la vita digitale di una persona cara può trasformarsi in un labirinto di password mancanti, foto irraggiungibili e addebiti che continuano.
11. Le password non si ereditano automaticamente
Il Consiglio Nazionale del Notariato chiarisce che le password non fanno parte dell'eredità digitale e che affidarle a qualcuno non dà di per sé accesso alle risorse che proteggono. Senza una pianificazione, gli eredi si trovano spesso davanti ad account semplicemente chiusi a chiave.11
12. Gli abbonamenti continuano ad addebitare dopo la morte
Senza le credenziali del titolare, chiudere un abbonamento attivo non è immediato: piattaforme come Netflix richiedono di accedere all'account o di contattare l'assistenza fornendo email, telefono e dati di pagamento, e se l'abbonamento è intestato a una terza parte la cancellazione diretta non è nemmeno possibile. Nel frattempo gli addebiti proseguono.12
Cosa dice la legge italiana sull'eredità digitale
A differenza di altri Paesi, l'Italia ha una norma specifica che disciplina i dati personali delle persone decedute.
13. L'art. 2-terdecies del Codice Privacy tutela i dati dei defunti
Il Garante ricorda che il GDPR non si applica ai defunti e che in Italia interviene l'art. 2-terdecies del Codice Privacy (D.Lgs. 196/2003): i diritti sui dati di una persona deceduta possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, agisce a tutela dell'interessato o per ragioni familiari meritevoli di protezione. La persona può però vietarlo in vita con una dichiarazione scritta, non equivoca, specifica, libera e informata.13
14. Il Tribunale di Milano ha ordinato ad Apple di sbloccare i dati di un defunto
Con ordinanza del 10 febbraio 2021, il Tribunale di Milano ha imposto ad Apple di assistere i genitori di un ragazzo morto in un incidente nel recupero di foto, video e ricordi conservati su iCloud, riconoscendo le ragioni familiari meritevoli di protezione previste dall'art. 2-terdecies. È uno dei primi precedenti italiani in materia di eredità digitale.14
15. Il Garante riconosce agli eredi l'accesso ai dati del defunto
Con un provvedimento interpretativo del 26 ottobre 2023, il Garante ha confermato che eredi e chiamati all'eredità possono esercitare il diritto di accesso ai dati personali di un soggetto deceduto, ai sensi dell'art. 15 del GDPR e dell'art. 2-terdecies del Codice Privacy, quando l'interesse è concreto e attuale. La tutela della riservatezza cede di fronte ad altri interessi giuridicamente rilevanti.15
Cosa offrono le piattaforme: i contatti erede
I grandi servizi digitali hanno introdotto strumenti per decidere in anticipo chi potrà gestire o ereditare i nostri account.
16. Google: fino a 10 contatti fidati e inattività regolabile
Con la Gestione account inattivo, Google permette di designare fino a 10 persone di fiducia che riceveranno tutti o parte dei dati dell'account, scegliendo dopo quanti mesi di inattività considerare l'account dormiente, da un minimo di 3 a un massimo di 18 mesi. È un vero testamento digitale gratuito, ma va configurato in vita.16
17. Apple: un contatto erede valido per tre anni
Con la funzione Contatto erede, Apple consente di nominare una persona che, presentando la chiave di accesso e il certificato di morte, può accedere ai dati dell'account (foto, messaggi, note, backup). Gli acquisti come film, musica e libri restano esclusi e l'account speciale generato resta valido per tre anni dalla prima richiesta approvata.17
18. Facebook: contatto erede e account commemorativo
Facebook permette di designare un contatto erede che, dopo il decesso, potrà rendere commemorativo il profilo, pubblicare un messaggio in evidenza, aggiornare la foto e richiedere la cancellazione dell'account. Non potrà però leggere i messaggi privati né accedere come se fosse il titolare, a conferma dei limiti di questi strumenti.18
Il patrimonio digitale che rischia di sparire: le criptovalute
Alcuni beni digitali hanno un valore economico reale e, senza le chiavi di accesso, possono andare persi per sempre alla morte del proprietario.
19. Circa 3,7 milioni di bitcoin probabilmente persi per sempre
Secondo un'analisi di Chainalysis del 2020, circa 3,7 milioni di bitcoin (intorno al 20 per cento dell'offerta in circolazione all'epoca) non venivano movimentati da almeno cinque anni e sono ritenuti verosimilmente persi, spesso per chiavi private dimenticate o non trasmesse agli eredi. Senza istruzioni, un wallet diventa un tesoro che nessuno potrà più aprire.19
Prevenire si può: organizzare oggi la propria eredità digitale
La buona notizia è che pochi accorgimenti, presi in vita, evitano gran parte dei problemi a chi resta.
20. Il Notariato consiglia il mandato post mortem e il testamento
Nel suo decalogo aggiornato, il Consiglio Nazionale del Notariato suggerisce di affidare a una persona di fiducia un mandato post mortem con le credenziali e istruzioni chiare, e ricorda che il testamento resta lo strumento più idoneo per le risorse digitali con valore economico e affettivo, criptovalute comprese. Designare i contatti erede sulle piattaforme completa la pianificazione.20
L'eredità digitale fa parte di una pianificazione successoria ben fatta. Chi organizza i propri account e mette per iscritto le proprie volontà in un testamento evita agli eredi account bloccati e costi che continuano. Se cerchi un punto di partenza guidato, puoi usare il nostro generatore di testamento oppure approfondire negli articoli Come scrivere un testamento, Quante persone hanno un testamento? e Statistiche sulle liti ereditarie.
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Kuch, Max. "Cosa succede agli account online dopo la morte? (Eredità digitale)" Il Testamento, 2026, iltestamento.it/blog/eredita-digitale-statistiche/
Kuch, Max. "Cosa succede agli account online dopo la morte? (Eredità digitale)" Il Testamento, 2026. https://iltestamento.it/blog/eredita-digitale-statistiche/
Domande frequenti
Cosa succede ai miei account online dopo la morte?
Senza istruzioni, gli account restano attivi o bloccati: i familiari faticano ad accedervi, mentre gli abbonamenti continuano ad addebitarsi. Alcune piattaforme offrono un contatto erede o la trasformazione del profilo in pagina commemorativa. Per questo conviene lasciare indicazioni scritte su credenziali e volontà.
Come si organizza la propria eredità digitale?
Conviene fare un elenco dei propri account e servizi, indicare come gestirli e a chi affidarli, e conservarlo in un luogo sicuro accessibile a una persona di fiducia. Molte piattaforme permettono di nominare un contatto erede. Inserire queste volontà nel testamento o in un documento allegato dà istruzioni chiare a chi resta.
Fonti
- 1ISTAT (istat.it)
- 2ISTAT (istat.it)
- 3DataReportal (We Are Social) (datareportal.com)
- 4ISTAT (istat.it)
- 5EurekAlert! / Oxford Internet Institute (eurekalert.org)
- 6MIT Technology Review (technologyreview.com)
- 7Il Mattino (ilmattino.it)
- 8Il Mattino (ilmattino.it)
- 9Il Mattino (ilmattino.it)
- 10Kaspersky (kaspersky.it)
- 11Consiglio Nazionale del Notariato (notariato.it)
- 12Centro assistenza Netflix (help.netflix.com)
- 13Garante per la protezione dei dati personali (garanteprivacy.it)
- 14Agenda Digitale (agendadigitale.eu)
- 15Garante Privacy (garanteprivacy.it)
- 16Guida di Account Google (support.google.com)
- 17Supporto Apple (support.apple.com)
- 18Money.it (money.it)
- 19Decrypt (decrypt.co)
- 20Consiglio Nazionale del Notariato (notariato.it)
Sull'autore
Max Kuch
Max Kuch si occupa da anni di diritto successorio, pianificazione del patrimonio e temi di tutela dei consumatori legati all'eredità. Per Il Testamento raccoglie e analizza i dati ufficiali, qui in particolare quelli dell'ISTAT, del Garante per la protezione dei dati personali, del Consiglio Nazionale del Notariato e dell'Oxford Internet Institute, e li rende comprensibili.