Cosa rimpiangono le persone in punto di morte? (Statistiche)

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Cosa rimpiangono le persone quando la vita volge al termine? L'infermiera di cure palliative Bronnie Ware ha annotato cio che i morenti le confidavano piu spesso, e al primo posto non c'erano quasi mai il lavoro o il denaro, ma il desiderio di aver vissuto con piu coraggio, di aver espresso i propri sentimenti e di aver coltivato le relazioni. Allo stesso tempo la ricerca mostra cosa conta davvero alla fine: l'assenza di dolore, la pace interiore e il non essere di peso per gli altri.

In sintesi

Raccogliendo per anni le confidenze dei suoi pazienti, l'infermiera di cure palliative Bronnie Ware ha individuato i cinque rimpianti più comuni di chi sta per morire. Al primo posto non ci sono il lavoro o il denaro, ma il desiderio di aver vissuto una vita fedele a se stessi, seguito dal rammarico di aver lavorato troppo. La ricerca conferma che alla fine contano soprattutto l'assenza di dolore, la pace interiore e le relazioni: come sintetizza Ware, tutto si riduce all'amore e ai legami.

Questa pagina raccoglie le statistiche e le evidenze piu importanti su cosa rimpiangono le persone in punto di morte e su cosa conta per loro: i cinque rimpianti dei morenti, il divario tra il desiderio di morire a casa e la realta italiana, il silenzio attorno alla morte e il modo in cui mettere ordine nelle proprie cose alleggerisce chi resta. Ogni dato e collegato alla sua fonte, che trovi in fondo alla pagina.

I rimpianti di chi sta per morire

Bronnie Ware, infermiera australiana di cure palliative, ha raccolto per anni i pensieri delle persone nelle ultime settimane di vita. I rimpianti che tornavano più spesso non riguardavano il denaro o la carriera, ma le relazioni e la fedeltà a se stessi.

1. Il rimpianto più comune: non aver vissuto fedeli a se stessi

Ware racconta che il rimpianto più frequente in assoluto era "avrei voluto avere il coraggio di vivere una vita fedele a me stesso, non la vita che gli altri si aspettavano da me". Molte persone, davanti alla fine, si accorgevano di quanti sogni fossero rimasti tali per le scelte fatte o non fatte.1

2. "Avrei voluto non lavorare così tanto", da ogni uomo assistito

Il secondo rimpianto, scrive Ware, è arrivato "da ogni paziente uomo" che ha accudito: il rammarico di aver dedicato troppo tempo al lavoro e di aver perso la giovinezza dei figli e la compagnia del partner. Gli altri tre rimpianti riguardavano il coraggio di esprimere i propri sentimenti, il restare in contatto con gli amici e il concedersi di essere più felici.2

3. Alla fine conta solo l'amore e le relazioni

Riassumendo l'esperienza al capezzale di centinaia di persone, Ware osserva che "alla fine tutto si riduce all'amore e alle relazioni". Nessuno, nelle ultime settimane, ha mai detto di rimpiangere di non aver passato più tempo in ufficio.3

Cosa conta davvero alla fine della vita

Quando si chiede direttamente ai malati gravi che cosa renda buona la fine di una vita, le risposte sono sorprendentemente concrete. La ricerca scientifica le ha messe in ordine.

4. Non avere dolore conta più di morire a casa

In un'indagine nazionale statunitense su oltre 1.400 tra pazienti gravi, familiari e medici (JAMA, 2000), tra nove grandi temi la "libertà dal dolore" è risultata la priorità più importante, mentre "morire a casa" è arrivata ultima. Per i pazienti contavano molto anche restare lucidi, non essere di peso per gli altri e mettere in pace la propria coscienza.4

5. Nominare chi decide e sistemare le proprie cose

Lo stesso gruppo di ricerca (Journal of Pain and Symptom Management, 2001) ha trovato ampio consenso su cosa significhi "prepararsi": nominare qualcuno che decida per noi, sapere cosa aspettarsi sul piano fisico, avere le questioni economiche in ordine e mettere per iscritto le proprie volontà di cura. Pazienti, familiari e medici concordavano su questi punti.5

6. La riconciliazione arriva, a volte poche ore prima

Uno studio svizzero su 50 malati di tumore con gravi conflitti familiari (American Journal of Hospice & Palliative Care, 2020) ha osservato che in circa il 62 per cento dei casi si arrivava a un perdono o a una riconciliazione. Per 22 di quei pazienti la riconciliazione è avvenuta meno di 48 ore prima della morte.6

Dove vorremmo morire e dove moriamo davvero

Quasi tutti, se interrogati, dicono di voler chiudere la propria vita a casa, tra le persone care. La realtà italiana racconta spesso una storia diversa.

7. In ospedale più spesso che a casa

Secondo i dati ISTAT, nel 2015 in Italia il 42,6 per cento dei decessi è avvenuto in ospedale e il 39,6 per cento in casa, mentre il 5,7 per cento in hospice e il 9,2 per cento in una struttura residenziale. Per molti italiani, quindi, la fine arriva in un reparto e non tra le mura domestiche.7

8. La casa è il luogo di cura preferito, ma il desiderio resta deluso

Nell'indagine IPSOS per VIDAS del 2023, su 1.501 cittadini e 920 operatori sanitari, la propria casa risulta il luogo di cura preferito dalla maggioranza. Eppure, secondo l'esperienza dei clinici, questo desiderio dei pazienti non viene soddisfatto in media in oltre il 20 per cento dei casi.8

9. Solo un malato su tre riceve le cure palliative

Secondo il comunicato SICP-FCP del maggio 2025, su dati del Ministero della Salute, in Italia solo il 33 per cento delle persone che avrebbero bisogno di cure palliative le riceve davvero. Le differenze territoriali sono enormi: si va da oltre il 70 per cento in Trentino al 4,3 per cento in Sardegna.9

10. Quasi 293 mila persone all'anno avrebbero bisogno di cure palliative

Secondo i dati riportati dall'ANSA nel 2023, in Italia circa 293 mila persone all'anno necessitano di cure palliative nel fine vita. Di queste, il 60 per cento ha malattie croniche degenerative non oncologiche e il 40 per cento un tumore.10

Il silenzio intorno alla morte

In Italia parlare della fine resta difficile, anche in famiglia. Eppure proprio le persone più giovani chiedono di poterne discutere.

11. Il 78 per cento dei giovani vorrebbe parlarne a scuola

In un'indagine della Fondazione Cure Palliative su 1.200 studenti italiani (2026), il 78 per cento vorrebbe che il tema del fine vita fosse affrontato a scuola. La morte resta spesso esclusa dai contesti educativi, segno di una più ampia difficoltà culturale a parlarne apertamente.11

12. Più della metà dei giovani non ha mai sentito parlare di cure palliative

Nella stessa indagine, il 58 per cento degli studenti dichiara di non aver mai sentito parlare di cure palliative e il 58 per cento di non aver mai riflettuto sul valore della propria vita. Allo stesso tempo il 77 per cento ha già perso una persona cara, a conferma di quanto poco si parli di un'esperienza così diffusa.12

13. Anche i medici faticano a parlare di prognosi e morte

L'indagine IPSOS per VIDAS del 2023 mostra che la difficoltà a parlare di prognosi a breve termine riguarda il 45 per cento dei medici di famiglia e il 41 per cento degli specialisti ospedalieri. Come riassume la palliativista Giada Lonati, "sappiamo cosa dovremmo dire, ma ci mancano le parole".13

Mettere in ordine le proprie cose come gesto d'amore

Decidere in anticipo, mettere per iscritto le proprie volontà è un modo concreto per non lasciare un peso a chi resta. In Italia, però, sono ancora in pochi a farlo.

14. Oltre 217 mila italiani hanno depositato le proprie volontà di cura

Secondo la Relazione 2023 del Ministero della Salute sull'applicazione della Legge 219/2017, al 31 dicembre 2022 risultavano registrate nella Banca dati nazionale 217.326 Disposizioni Anticipate di Trattamento (il cosiddetto testamento biologico). Un numero in crescita ma ancora minimo rispetto alla popolazione adulta.14

15. Solo il 7 per cento degli italiani ha fatto testamento

Secondo un'indagine Moneyfarm, appena il 7 per cento degli intervistati dichiara di aver già fatto testamento, con percentuali poco più alte tra gli over 55 (9 per cento) e tra chi ha un patrimonio investito oltre i 50.000 euro (13 per cento). Il dato è in linea con le statistiche del Ministero della Giustizia, secondo cui circa il 12 per cento degli italiani regola la successione con un testamento.15

16. Quando si fa testamento, quasi sempre è olografo

Secondo i dati riportati da Il Sole 24 Ore (2024), tra chi lascia un testamento circa il 79 per cento sceglie la forma olografa, scritta di proprio pugno, mentre il 21 per cento opta per quello pubblico davanti al notaio. Il testamento segreto è quasi scomparso: nel 2024 solo 83 atti su oltre 87.000 testamenti pubblicati.16

Molte cose, alla fine della vita, non si possono piu cambiare. Una si: lasciare ai propri cari volonta chiare e questioni in ordine, invece di abbandonarli al dolore e a domande senza risposta. Chi vuole mettere ordine nelle proprie cose puo usare il nostro generatore di testamento oppure approfondire negli articoli Come scrivere un testamento, Quante persone hanno un testamento? e Eredita digitale.

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Domande frequenti

Quali sono i cinque rimpianti più comuni di chi sta per morire?

Secondo Bronnie Ware sono: non aver vissuto una vita fedele a se stessi, aver lavorato troppo, non aver avuto il coraggio di esprimere i propri sentimenti, non aver coltivato le amicizie e non essersi concessi di essere più felici. Il rimpianto più frequente in assoluto è il primo.

Cosa conta davvero alla fine della vita?

Le ricerche indicano che alla fine contano soprattutto l'assenza di dolore, la pace interiore e il non essere di peso per gli altri, più del denaro o della carriera. Come sintetizza Bronnie Ware, tutto si riduce all'amore e alle relazioni.

Fonti

  1. 1Bronnie Ware (bronnieware.com)
  2. 2Bronnie Ware (bronnieware.com)
  3. 3Bronnie Ware (bronnieware.com)
  4. 4Steinhauser et al., JAMA 2000 (pubmed.ncbi.nlm.nih.gov)
  5. 5Steinhauser et al., J Pain Symptom Manage 2001 (pubmed.ncbi.nlm.nih.gov)
  6. 6Am J Hosp Palliat Care 2020 (pubmed.ncbi.nlm.nih.gov)
  7. 7Neodemos su dati ISTAT (neodemos.info)
  8. 8Indagine IPSOS per VIDAS 2023 (vidas.it)
  9. 9SICP-FCP 2025 (sicp.it)
  10. 10ANSA 2023 (ansa.it)
  11. 11Fondazione Cure Palliative 2026 (lanazione.it)
  12. 12Fondazione Cure Palliative 2026 (lanazione.it)
  13. 13Indagine IPSOS per VIDAS 2023 (vidas.it)
  14. 14Ministero della Salute (biodiritto.org)
  15. 15Report Moneyfarm (startmag.it)
  16. 16Il Sole 24 Ore 2024 (en.ilsole24ore.com)
Max Kuch

Sull'autore

Max Kuch

Max Kuch si occupa da anni di diritto successorio, pianificazione del patrimonio e temi di tutela dei consumatori legati all'eredita. Per Il Testamento raccoglie e analizza ricerche e studi rappresentativi, qui in particolare quelli di Bronnie Ware, della ricerca internazionale sulle cure palliative, dell'ISTAT, del Ministero della Salute e del Consiglio Nazionale del Notariato, e li rende comprensibili.

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